Itinerari

La Lavanda della Riviera dei Fiori e le sue Valli

Val Roja
Airole, Olivetta San Michele

Airole ha conservato la sua struttura medievale ad anelli concentrici, le strette stradine “i carruggi” affluiscono nella Piazza principale dominata dalla Chiesa Parrocchiale, intitolata ai Santi Giacomo e Filippo, con facciata ottocentesca, all’interno si possono ammirare diverse tele tra cui “la Vergine e i Santi” incorniciata da una serie di quadretti con i misteri del Rosario, sull’altare maggiore e sul soffitto della navata principale scene dipinte da Luigi Morgari e dal figlio Carlo. Da visitare anche il Santuario “Madonna delle Grazie”, dal Santuario si dirama la vecchia via dell’olio e del sale, lungo il percorso sono visibili vecchie torri di avvistamento e casoni di campagna. Prodotti tipici sono: il Roccese, particolare vino coltivato sulle alture di Airole nell’antico metodo ligure che prevede l’inserimento delle piante in quel poco terreno tra la roccia o nei muretti a secco. Le radici superficiali delle viti vengono tagliate affinché le restanti penetrino nelle fessure rocciose alla ricerca dell’acqua e delle sostanze nutritive, i tralci lasciati serpeggiare a piacere, come l’edera, mentre i grappoli venivano legati a paletti affinché non toccassero terra e assorbissero il calore rilasciato dalle pietre, il corollario di erbe officinali frammiste alle viti caratterizzano il profumo del vino. Dolci legati alla tradizione natalizia sono i “galeti” e le “mariete” prodotti a marchio De.Co.
http://comune.airole.im.it/

 

Olivetta San Michele è composto da Olivetta, che si affaccia da un’altura sul torrente Bevera, e da San Michele, situata sulla statale per il Colle di Tenda. La prima faceva parte fino al 1947 di una serie di località che ora sono in suolo francese. Olivetta era, fino al 1862, la principale località della Comunità di Penna, difesa dal castello omonimo, il cui toponimo si riferiva alla posizione dominante ma che più tardi fu tramutato in Piena. Importanti dal punto di vista storico, il ponte romano, il borgo medioevale di Fanghetto con la Chiesa degli Angeli Custodi trasformata in chiesa nel 1820 al suo interno sono custodite tele risalenti al XVII secolo, la Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio di Padova già usata come oratorio, fu duramente bombardata nel 1944 durante la seconda guerra mondiale parzialmente ricostruita nel dopoguerra, è stata nuovamente affrescata dal pittore Raimondo Barbadirame. Interessante il paesaggio che si può ammirare utilizzando la mulattiera “intagliata nella roccia” passando per il Col di Vescovo e Piene Haute (in Francia) al monte Grammondo (m 1378). Storicamente è l’unico territorio comunale ligure per il quale è stata formalmente deliberata l’appartenenza alla minoranza linguistica storica occitana per l’intero territorio.
http://www.comune.olivettasanmichele.im.it

Val Nervia
Castel Vittorio, Pigna, Dolceacqua


Castel Vittorio posto sul “bricco” di un colle coperto di ulivi, si può definire il “terrazzo” della Val Nervia”. Come tutti i villaggi liguri medioevali, possiede case altissime asserragliate l’una contro l’altra che erano dei veri e propri fortilizi contro le incursioni saracene. Ottimo posto di villeggiatura ove si respira aria purissima; ricco di buone acque sorgenti ed anche di vigneti che producono il tipico vino “Rossese”.
Il territorio circostante offre la possibilità di passeggiate distensive, nella quiete più assoluta con ampie viste panoramiche verso il mare e per chi ama la montagna possibilità di magnifiche gite al M. Toraggio, M. Ceppo.
Ottimo l’olio di oliva e tante le specialità alla ligure (ravioli, tagliatelle, coniglio, ecc.) e il famoso “Turtun”.
http://www.comune.castelvittorio.im.it

 

Pigna è situata nella parte montana dell’alta val Nervia. Sono state rinvenute tracce di primitivi insediamenti umani risalenti all’epoca preistorica, facendo presupporre agli storici che il primitivo villaggio di Pigna possa essere stato un pago del municipio di Albintimilium. Un insediamento dell’epoca romana fu invece scoperto nel sito dove oggi sorge la chiesa benedettina di San Tommaso. A scopo difensivo tra il XII e XIII secolo i conti di Ventimiglia fecero erigere alla confluenza della strada che da Ventimiglia conduceva a Triora, collegando così la costa con l’entroterra ligure-piemontese-nizzardo, un castello. A partire dal XIII secolo il feudo fu sottoposto ai conti di Provenza – che lo sottoposero al contado di Nizza – erigendosi in comune libero e stipulando accordi per le terre agricole-pastorali con i comuni vicini Nel 1388 il governatore provenzale cedette le terre di Pigna ad Amedeo VII di Savoia. Dal 1861 è parte integrante del Regno d’Italia. Nel 1944, durante la Resistenza, fu proclamata la “Libera Repubblica di Pigna in Val Nervia” caratterizzata da propri ordinamenti democratici e ampia partecipazione popolare. La repubblica, difesa da formazioni garibaldine sotto il comando di Guglielmo Vittorio “Vitò”, capitolò dopo aspri combattimenti iniziati il 4 ottobre.
http://www.comune.pigna.im.it

Dolceacqua è un tipico borgo medievale della val Nervia, lungo il torrente omonimo, è dominata dal Castello dei Doria che risale al 1151 e nell’arco degli anni subì diverse trasformazioni. Da visitare: la parrocchiale di Sant’Antonio Abate, di origini quattrocentesche, ingloba una torre angolare quadrata delle antiche mura, divenuta la base del campanile e custodisce il prezioso e delicato polittico di Santa Devota, opera del 1515 di Ludovico Brea, caposcuola della corrente pittorica ligure – nizzarda; la chiesa di San Giorgio, Il santuario dell’Addolorata, oltre a numerose cappelle campestri disseminate sulle colline circostanti. Dolceacqua ha una serie di prodotti e piatti tipici: Rossese di Dolceacqua , vino rosso rubino DOC, dal sapore morbido, aromatico e dolce, la cui gradazione minima è di 12,5 gradi ( quando raggiunge i 13 gradi è chiamato Superiore); la Michetta, un dolce tipico locale, a ricordo dell’infame jus primae noctis preteso dal tiranno Imperiale Doria nei confronti delle giovani spose e cancellato nel 1364 da una sollevazione popolare;Il fugasun è una torta fatta con le erbe, le sciure cène sono fiori di zucca ripieni di purea e verdure bollite e condite con uova, formaggio,pesto, olio e sale; i barbagiuai faggottini di pasta dei ravioli con purea di zucca condita con formaggio, uova, aglio, prezzemolo e formaggio piccante brusso, fritti nell’ olio.
http://www.dolceacqua.it/turismo

Val Verbone
Perinaldo

Perinaldo sorse intorno all’anno 1000. Nel 1640 i frati dell’Ordine di San Francesco sostituirono la coltivazione dell’ulivo olivastro nell’attuale varietà taggiasca. L’aria limpida e cristallina permette di scrutare la volta celeste, dal 1990 Perinaldo è dotato di un Osservatorio Astronomico intitolato a Gian Domenico Cassini, Astronomo, Biologo, Diplomatico presso il Papato, chiamato poi alla corte del RE Sole, per ultimare e dirigere l’ Osservatorio astronomico parigino. Da visitare l’antico Convento di San Sebastiano (XVII sec.) sede dell’Osservatorio Astronomico e del Municipio con attiguo chiostro e chiesa barocca , dedicata a Sant’Antonio da Padova, ornata da un raro campanile seicentesco a base triangolare. All’interno del centro storico, si incontra la casa Castello dei Maraldi , la Fontana dei Leoni, la chiesa Parrocchiale che è stata costruita fra il 1045 ed il 1055 sui resti di un tempio pagano. La chiesa nel 1357 è stata allargata con le due navate laterali e nel 1499 è stata ristrutturata internamente ed esternamente. Le opere interne di maggior rilievo sono: il crocifisso ligneo del 1400 posto alla destra dell’altare di fronte si trova il dipinto della scuola del Guercino, donato da Gio Domenico Cassini. Alla base del’altare è posto un bassorilievo marmoreo che ricorda l’ampliamento della chiesa avvenuto nel 1357.
http://www.comune.perinaldo.im.it

Val Borghetto

Seborga


Seborga A partire dagli anni cinquanta del XX secolo alcuni membri della comunità di Seborga hanno rivendicato un’indipendenza dalla Repubblica Italiana, in virtù di un presunto antico status di Principato di cui la località anticamente avrebbe goduto, ritenendo non valida l’annessione al regno di Sardegna. Il principato di Seborga non è riconosciuto dall’Italia che ha de iure e de facto la reale giurisdizione sul territorio.
I cittadini di Seborga eleggono un principe con funzioni prettamente simboliche.Il principe è coadiuvato da un consiglio di 9 ministri, privi di potere legale.
Il principato conia una moneta, chiamata Luigino (nome ispirato a quello delle monete coniate nel XVII secolo)Il valore del luigino è fissato in 6 dollari statunitensi.
Da vedere
Le porte d’accesso – la Porta San Martino, quella di San Sebastiano e la Porta del Sole
Chiesa Parrocchiale di San Martino elevata a dignità parrocchiale nel 1749, fu costruita attorno al 1615 dall’architetto genovese Arturo Fieschi.Alle pareti si trovano opere seicentesche (tra cui due quadri, raffiguranti rispettivamente San Sebastiano con Santa Petronilla e San Martino con San Bernardo) e le statue di San Martino e San Sebastiano.
Chiesa di San Bernardo piccola chiesetta in pietra eretta nel XIV secolo, all’ingresso del paese e dedicata a San Bernardo di Chiaravalle. Presso il sagrato della chiesa fu incoronato il principe Marcello I (22 maggio 2010) e giurarono i suoi Consiglieri della Corona.
Palazzo dei Monaci e Zecca Seborghina acquistato dai monaci da un Seborghino nel 1607, si trova nella Piazza San Martino e circonda il sagrato della chiesa con la sua sequenza di archi a tutto sesto.
L’antica Prigione una stanza buia e umida, con in terra della paglia, una rustica panca in legno e una catena fissata alle pareti costituivano l’antica Prigione.
Museo degli strumenti musicali antichi L’esposizione comprende 135 pregiati strumenti musicali del periodo compreso tra il 1744 al 1930, suddivisi in aerofoni, cordofoni, idiofoni, membranofoni e meccanici.

http://www.visitseborga.it

Valle Argentina
Molini di Triora

Molini di Triora è un tipico paese di fondovalle che sorge alla confluenza del torrente Argentina con il rio Capriolo e il rio Corte; prende il suo nome dai numerosi mulini che un tempo permettevano di macinare i cereali e le castagne e, in misura ridotta, di frangere le olive che venivano prodotte nei terreni del paese e delle numerose frazioni. Attualmente è una località turistica, frequentata specialmente nei mesi estivi. Tra le attrazioni turistiche c’è il Santuario della Madonna della Montà che si trova nell’area cimiteriale sopra il paese, ai piedi della mulattiera che conduce a Triora.
http://www.comune.moliniditriora.im.it

Sul Littorale

Santo Stefano al Mare

Santo Stefano al Mare è un tipico borgo ligure di mare, alle cui spalle si estendono vaste coltivazioni floricole in serre e a piena aria, fu un fondo dell’Impero Romano denominato Porciana e divenne poi un importante feudo “Villaregia”. Nell’ XI secolo il borgo venne ceduto ai monaci Benedettini dell’abbazia di Santo Stefano di Genova, santo che diede definitivamente il nome alla cittadina. Nel 1284 partecipò al fianco della Repubblica di Genova inviando un nocchiero con venti vogatori nella celebre Battaglia della Meloria contro la flotta navale di Pisa per la supremazia commerciale nel mar Mediterraneo. A seguito delle numerose invasioni e scorribande dei pirati Saraceni nel 1566 il borgo marinaro fu dotato di notevoli torri per la difesa e avvistamento del territorio,una di queste torri è ennagonale (unica in Italia ad avere nove lati). Da visitare la chiesa parrocchiale al suo interno tre navate e due cappelle laterali, fu rifatta nel 1700, ma rimangono testimonianze della sua origine tipo la fonte battesimale in pietra risalente al XV secolo, il portale della sacrestia in pietra nera della prima metà del XVI secolo. Nell’oratorio dal 1691 sono conservati: la Pietà, quadro di Ludovico Brea su tavola risalente al 1490 e il Santo Cristo, crocefisso ligneo custodito in una cripta e scolpito nella riviera di ponente verso al fine del Quattrocento.
http://www.comune.santostefanoalmare.im.it

Valle San Lorenzo
Pietrabruna, San Lorenzo al Mare

Pietrabruna con le due frazioni Boscomare e Torre Paponi, giace alle pendici del monte Faudo (1149 m) il borgo, formato da caratteristici carrugi e da piccole piazze, crebbe intorno alla chiesa di San Gregorio nel XI secolo. Dopo essere stato dominio di Adelaide di Susa, il territorio entrò a far parte dei possedimenti della famiglia Clavesana. Boscomare è costruito ai piedi di un’antica torre e si trova tra vallate d’ulivi e campi coltivati a lavanda lungo la strada per Lingueglietta. Torre Papone fu costruita nel tardo medioevo da una famiglia portante il cognome di Papone o Paponi, probabilmente fuggita da Pietrabruna perché era stata conquistata da Porto Maurizio. Tra le diverse specialità gastronomiche di Pietrabruna da ricordare la “Stroscia”, tipico dolce ligure con olio extra vergine di olive taggiasche, “strosciare” in ligure significa spezzare, rompere. Da visitare la chiesa di San Gregorio costruita nello stile romanico, da segnalare il rifacimento Gotico del portale centrale con in lunetta un magnifico affresco del secolo XVI, con la Vergine e S.Gregorio, la Parrocchiale titolata a S.Matteo che sorge su un’antica costruzione di cui rimangono resti di colonne e capitelli di pietra nera sul sagrato, in precedenza la chiesa era considerata l’unico esempio di costruzione neoclassica presente nel paese.
http://www.comunepietrabruna.it

 

San Lorenzo al Mare è un piccolo borgo costiero della Riviera di Ponente sorto nel XII secolo; i signori locali, i Lengueglia, cedettero il territorio feudale di Pietrabruna a Porto Maurizio e i signori di quest’ultima decisero allora di edificare un nuovo nucleo urbano sulla sponda sinistra del rio San Lorenzo. Nacquero così due distinti borghi, il primo sulla riva destra rimase di proprietà dei Lengueglia e dei monaci di Villaregia, il secondo dei signori di Porto Maurizio. Il borgo costiero si sviluppò nell’area della foce del rio San Lorenzo dove poterono approdare navi e imbarcazioni usate dagli abitanti per la pesca. Nel 1284 proprio dalla foce partirono sessantadue marinai al sostegno della Repubblica di Genova nella Battaglia della Meloria contro la flotta navale pisana. Nel 1815 San Lorenzo fu inglobato nel Regno di Sardegna, e successivamente nel 1861nel Regno d’Italia. Da visitare la chiesa di Santa Maria Maddalena edificata tra il XIII e il XIV secolo una leggenda narra che Maria Maddalena fuggendo dalla Terra Santa diretta a Marsiglia sostò su uno scoglio davanti l´arenile di San Lorenzo, la struttura fu in seguito rifatta in stile barocco nel corso del 1766.
http://www.comune.sanlorenzoalmare.im.it

 

Val Prino
Dolcedo, Prelà, Vasia

Dolcedo è situata nella valle del Prino e conta altri quattro centri maggiori: Isolalunga, Costa Carnara, Bellissimi e Lecchiore. Dolcedo trae origine da un insieme di comunità facenti parte del terziere di San Tommaso della comunità di Porto Maurizio: Isola Longa, Piazza, Rivalta, Case dei Giordani, Costa Rossa, Ville dei Bensi, Boeri, Magliani, Orenghi, Lecchiore, Villaro, Sciorati. Nel 1161 entrò a far parte della communitas di Porto Maurizio con il nome di Terziere di San Tommaso. La coltivazione dell’ulivo si diffuse per opera dei monaci benedettini di Lerino, favorendo lo spostamento degli abitati più a valle. La costruzione di frantoi impose insediamenti lungo le acque dei torrenti dove potessero essere impiantati mulini ad acqua. A seguito di una convenzione stipulata tra Bonifacio di Clavesana ed i consoli genovesi nel 1192, Dolcedo divenne località di rifugio per importanti famiglie dell’epoca. Molte famiglie genovesi acquistarono terreni nella zona e i Doria concessero agli abitanti di Dolcedo il diritto di essere curati gratuitamente nell’ospedale Galleria di Genova. Nel 1613 Genova concesse a Dolcedo, l’autonomia amministrativa. II comune divenne progressivamente il centro economico della val Prino. Durante l’occupazione napoleonica Dolcedo ottenne nel 1810 il titolo di città.
http://www.comune.dolcedo.im.it

 

Prelà Il comune è costituito da più centri abitati, Molini di Prelà, Canneto, Case Carli, Costiolo, Praelo, Tavole, Valloria, Villatalla. Il borgo, con l’antico nome di Pietralata, fu nel Medioevo territorio dei conti di Ventimiglia e in seguito feudo della famiglia Grimaldi. Il nome della frazione Tavole deriva dall’abbondante produzione di legname, che dai boschi giungeva tramite il corso d’acqua ai cantieri navali di Porto Maurizio. Sulle alture di Tavole sorge il santuario di Santa Marta, protettrice dei raccolti agresti. Valloria è un paese assolutamente unico, percorrendo i “caruggi” si vive l’emozione di trovarsi in una galleria d’arte a cielo aperto, creata da decine di artisti che hanno interpretato le antiche porte del paese. All’oratorio di Santa Croce, oggi sede di un museo etnografico, sono esposti attrezzi d’uso contadino relativi alla coltivazione dell’ulivo e alla produzione dell’olio. In bellissima posizione panoramica troviamo Villatalla, esisteva già prima dell’occupazione romana, così come si deduce dalla radice “tala” del suo nome. Intorno al 1100 i Benedettini incominciarono a sostituire alle sterpi gli olivi, patrimonio immenso della zona. A Villatalla c’è un’interessante torre detta “Colombera” risalente al 150-1550 circa, utilizzata per segnalare l’arrivo dei pirati turco barbareschi.

http://www.comune.prela.im.it

Vasia Il borgo è situato alle falde del monte Acquarone. Il territorio di Vasia è un “insieme” di borghi Pantasina, Pianavia, Castello e Torretta, durante il medioevo faceva parte della Castellania di Petralata Soprana e come Prelà ha conosciuto varie vicissitudini. La presenza nel territorio del castello fortificato ha fatto sì che abbia dovuto subire nel corso dei secoli numerosi attacchi. L’agricoltura, soprattutto l’olivicoltura e la viticoltura, rimangono l’attività principale, furono i monaci benedettini dipendenti dall’abbazia Lerino in Provenza, che qui si erano stabiliti a dare l’impulso all’agricoltura. La chiesa parrocchiale di Sant’Antonino fu ricostruita in epoca barocca e vanta uno svettante campanile, il più alto della zona; all’interno si possono ammirare due polittici del XVI secolo. Ben più antica la chiesa campestre di Sant’ Anna con un portico e un bel portale laterale, mentre vicino al cimitero, preceduta da una strada con numerosi piloni devozionali, si trova la chiesa di San Martino con il bel campanile romanico. Il borgo di Castello si allunga su uno sperone ed e limitato dai resti del castello dalla chiesa parrocchiale dei Santi Giacomo e Filippo di origine medioevale. La parrocchiale di Pantasina ricostruita in epoca barocca ha un interessante portale in ardesia. L’oratorio di Pianavia con la facciata resa elegante da interessanti stucchi.

http://www.comune.vasia.im.it/

Valle Impero
Borgomaro


Borgomaro

 

 

 

 

 

http://www.comune.borgomaro.im.it

 

Val Merula

Testico,Stellanello,Andora

 


Testico

 

 

 

 

http://www.comune.testico.sv.it


Stellanello il nome del paese sarebbe legato ad una tradizione popolare, la leggenda vuole che il principe saraceno Al Kadir, durante una razzia lungo le coste liguri, vide la bella Andalora e la volle rapire, legandola all’albero maestro della propria nave. Il promesso sposo di lei, Stefanello, la raggiunse nottetempo, mentre la nave era ormeggiata presso Capo Mele, ma nel vano tentativo di liberarla venne scoperto e ucciso. Andalora, per il dolore, e per non restare in mano dei saraceni, si gettò in mare. Il sacrificio dei due giovani, sempre secondo la leggenda i due paesi limitrofi di Andora e Stellanello portano questi nomi in memoria dei due giovani. Il territorio circostante offre la possibilità di passeggiate distensive,di attività di outdoor con ampie viste panoramiche sul mare.
http://www.comune.stellanello.sv.it

 


Andora località balneare, situata tra Capo Mele e Capo Cervo, è meta preferita di coloro che amano le attività balneari, ma grazie al sui caratteristico entroterra offre occasioni di relax ed attività sportive a contatto con la natura, offre percorsi escursionisti da realizzare a piedi ed im mountain bike, sui caratteristici sentieri liguri e costeggiando monumenti, borghi e chiese.
Secondo le fonti storiche il castrum Andoræ fu un antico possedimento d’epoca romana che, durante l’età dell’alto medioevo, trasferendosi dall’originaria ubicazione lungo la piana del torrente Merula si stanziò lungo l’altura del Castello.
http://www.comune.andora.sv.it

Val Pennavaire – Val Neva – Val Lerrone – Valle del Centa
Albenga, Arnasco, Cisano sul Neva, Garlenda, Nasino, Villanova d’Albenga


Albenga Nota come “la città delle Torri”, Albenga è un centro preromano ricco di storia e di cultura. Nel 180 a.C. i Romani colonizzano la regine già degli Ingauni e costruirono un castrum militare che progressivamente si trasforma in una città romana chiamata Albingaunum. e diventa una città fiorente e sicura. Tale prosperità è attestata da numerosi reperti archeologici: terme, anfiteatro, acquedotto e tombe patrizie costruite lungo la via Iulia Augusta visitabili tutt’ora, un vero museo a cielo aperto che ancora oggi accoglie il visitatore curioso e avido di storia. Nel 414 Flavio Costanzo, marito di Galla Placidia, di passaggio per una spedizione in Gallia, decreta la ricostruzione della città: vengono riedificate le mura, i principali edifici cittadini e le prime strutture cristiane, la Cattedrale e il battistero. Quest’ultimo situato nel cuore del centro storico è considerato uno dei monumenti paleocristiani più noti e conosciuti dell’Italia settentrionale; ancora oggi si può visitare e di fronte all’ingresso, si può ammirare una splendida decorazione a mosaico databile al VI secolo di grande interesse artistico e molto ben conservato.
Il clima della piana è mite tutto l’anno e consente la coltivazione di margherite, erbe aromatiche, lavanda e piante perenni. Oltre alla floricoltura che esporta milioni di fiori, Albenga vanta un’agricoltura specializzata imperniata su 4 prodotti tipici: il carciofo spinoso, la zucchina trombetta, il pomodoro cuore di bue e l’asparago violetto. Dalle eccellenze del territorio alla bellezza delle spiagge, passando per l’unicità del patrimonio storico, artistico, architettonico e culturale, Albenga può vantare un’offerta turistica, capace di soddisfare ogni tipo di utente.

https://www.comune.albenga.sv.it

 


Arnasco

 

 

 

 

 

http://www.comunearnasco.it


Cisano sul Neva é una località del fondovalle di un territorio prevalentemente collinare. L’abitato di Cisano ha probabilmente origine altomedioevale (il nome deriva forse da un antico limes bizantino-longobardo del VII secolo), ma la sua posizione attuale risale all’anno 1274, quando Albenga lo rifondò con struttura fortificata. I lavori di costruzione durarono fino al 1288 su un terreno acquistato dal monastero della Gallinara; precedentemente la zona era appartenuta a Bonifacio del Vasto e ai suoi successori, marchesi di Clavesana
http://www.comune.cisanosulneva.sv.it

 

 

 


Garlenda

 

 

 

 

http://www.comune.garlenda.sv.it

 

Nasino

 

 

 

 

http://www.comune.nasino.sv.it

 


Villanova d’Albenga

 

 

 

 

http://www.villanovadalbenga.com

 

Valle Arroscia
Armo,Cosio di Arroscia,Mendatica,Montegrosso Pian Latte,Onzo,Pornassio,Vendone


Armo I limiti settentrionali del Comune di Armo (Monte Airolo (m. 1223), Bocchino di Semola (m. 1303), Passo di Prale (m. 1253))segnano lo spartiacque delle Alpi Liguri, la linea dove le acque meteoriche si dirigono a Nord, verso il Tanaro ed il Bacino del Po o, sui versanti meridionali, scorrendo verso l’Arrogna per raggiungere il Mare Ligure nella Piana di Albenga. Armo sorge in una soleggiata posizione ai piedi della Rocca delle Penne. Per lunghi anni fu in lotta con il Comune di Caprauna per la delimitazione dei pascoli. A monte di Armo esistono frequenti affioramenti, spesso evidenziati da piccole falesie di rocce con marcata componente calcarea (chiamate Calcari di Curenna). In questa formazione sono presenti diverse cavità. “A Gexetta” è la grotta più interessante del territorio conosciuta da sempre si apre a metà di una falesia di calcari scistosi sopra un castagneto. Secondo la tradizione popolare la grotta era abitata dalle “basure” (streghe) , a cui erano attribuite le colate calcaree nella cavernetta di ingresso. Nella grotta si entra in una sala a pianta rettangolare lunga poco più di 10 metri, un lato è chiuso da una grande frattura verticale che prosegue in alto sino all’esterno, in basso forma una lunga spaccatura: le acque piovane al contatto con la roccia calcarea hanno depositato, lungo tutta la parete, una bella colata stalattitica di calcite arancione.
http://www.comune.armo.im.it

Cosio di Arroscia Il territorio di Cosio si estende da un’altitudine minima di 420 m s.l.m. nel fondovalle fino a un’altitudine massima di 1906 m s.l.m. ciò spiega la grande biodiversità forestale del suo territorio, che comprende notevoli estensioni boschive, si passa dalla vegetazione formata da salici, pioppi, tiglio e carpini bianchi ai boschi di rovere, roverella, carpino nero presenti tra i 900 e i 1500 m ai boschi di conifere oltre i 1400 m con pini silvestri, abeti bianchi e larici. L’estate è caratterizzata da giornate fresche, mai afose e il periodo invernale non è particolarmente rigido data la particolare vicinanza al mar Ligure. Il territorio di Cosio di Arroscia è stato abitato fin da un’epoca preromana dai Liguri, una popolazione dedita all’agricoltura e alla transumanza, che vi avevano costruito un tipico castellaro (un recinto fortificato in pietra, solitamente eretto sulla cima di un colle). In epoca romana sul territorio comunale sorsero una “azienda agricola”, una villa romana e varie torri a scopo difensivo, una delle quali, opportunamente rimaneggiata, è divenuta in epoca medioevale il campanile dell’oratorio di Nostra Signora Assunta ed anche il simbolo del paese stesso. Fino al 1300 gli abitanti di Cosio non vivevano nel borgo, ma sparsi in vari casolari nei vari poderi.
http://www.comunecosiodiarroscia.info

 

Mendatica dal nome dialettale ligure Mandega “manda acqua” indicativo dell’abbondanza di sorgenti in zona è collocata sulle pendici del monte Fronté e domina l’alta valle Arroscia. Il territorio di Mendatica composto dalle frazioni di San Bernardo, Monesi di Mendatica, Valcona Soprana, Valcona Sottana, Valcona Secae e Le Salse si estende anche sulla contigua Val Tanarello. Diverse frazioni fungevano da malga estiva per i pastori. Il primitivo villaggio di Mendatica sorse presumibilmente a seguito dell’assedio e della successiva distruzione di Albenga, avvenuta nel 644 ad opera dei Longobardi. I Saraceni nelle numerose invasioni sulla costa risalirono anche nei paesi collinari, raggiungendo la stessa Mendatica che intorno all’anno 1000 divenne feudo imperiale e concessa ai marchesi di Clavesana. Nel 1385 Mendatica fu inglobata nel vasto territorio della Repubblica di Genova diventando, di fatto e per molti anni, “cuscinetto” fra il ducato della casata reale dei Savoia e la repubblica genovese. Nel Congresso di Vienna, svoltosi dopo la caduta di Napoleone Bonaparte nel 1815, il territorio fu definitivamente assegnato al Regno di Sardegna e nel 1861 inglobato nel neo Regno d’Italia.
http://www.comune.mendatica.im.it

Montegrosso Pian Latte Il borgo sorge all’altitudine di 721 mt sul livello del mare, su un breve terrazzo, aggrappato alle boscose falde del monte Monega 1880mt, in una splendida posizione panoramica dominante l’alta valle Arroscia. Montegrosso Pian Latte, con le sue case arcaiche sostenute da oscuri archivolti unite l’una alle altre, attraverso gli stretti “carruggi”,dove il sole striscia furtivo, in un armonia di luci e di ombre, conserva integra la caratteristica di antico borgo montano, luogo ideale per gli amanti della natura e della quiete. La visita a Montegrosso non può dirsi completa se non si visitano le caratteristiche “malghe” alpine. La cucina è povera di colori ma ricca di sapori che derivano da prodotti sani (farina, latticini, patate) tipici dell’ambiente montano. Le ricette sono state tramandate per secoli e sono nate durante i percorsi della transumanza. Le mandrie composte da pecore brigasche venivano spostate durante il periodo invernale verso la costa e nel periodo estivo verso la montagna; durante queste transumanze nasce la cucina bianca. Questa cucina, ricca di ingredienti quali la farina di grano, i latticini, il cavolo bianco, i porri, l’aglio, le rape, le patate, viene detta bianca in quanto non utilizza ingredienti colorati quali il pomodoro ed il basilico, ingredienti che per effetto dell’altitudine poco si adattano a questi territori.
http://www.comune.montegrossopianlatte.im.it


Onzo La Repubblica con riscatto. Curiosa la storia di questo piccolo borgo, il cui nome deriva da Onze , cioè undici, in quanto era l’undicesimo comune del contado dei Clavesana fino a quando nel 1581 i marchesi Del Carretto lo vendettero a Genova per 5.000 scudi, a questo punto gli abitanti fieri e coraggiosi, aspettandosi pochi vantaggi dal cambiamento di signoria, chiesero ed ottennero da Genova di costituirsi in libero Comune previo il rimborso alla Repubblica dei 5.000 scudi pagati ai Del Carretto; da allora divenne un libero Comune con propri statuti e una serie di norme di diritto sia sostanziali che processuali nell’ambito del diritto pubblico e privato.
http://www.comuneonzo.net

Pornassio terra dell’Ormeasco in Alta Valle Arroscia, è l’insieme di frazioni Nava, Ottano, Case Rosse, S. Luigi, Villa e Ponti, esteso fra un’altitudine che va da metri 353 s.l.m. di Ponti a metri 933 s.l.m. del Colle di Nava. Le bellezze naturali ed artistiche, la quiete dei boschi, le verdi distese di prato, gli strabilianti colori autunnali dei suoi pregiati vigneti (vino “Ormeasco” ed “Ormesco Sciac-trà” rosso DOC) costituiscono i motivi validi per conoscere questo Territorio montano e la sua gente ospitale. Pornassio nel XIII secolo fu al centro di un’aspra contesa territoriale tra il Marchesato di Ceva e il marchese di Clavesana. Nel 1329 l’imperatore Ludovico IV conferì l’investitura ufficiale del territorio di Pornassio al conte di Ventimiglia e ciò provocò la scatenante reazione dei marchesi Del Carretto. Alla nuova controversia sui domini territoriali dovette intervenire il doge della Repubblica di Genova che prese la decisione di sottoporre Pornassio al dominio genovese. Il territorio fu comunque nei secoli successivi oggetto di nuove contese tra la stessa repubblica genovese e il Ducato di Savoia, poiché situato in posizione strategica tra il basso Piemonte e la costa ligure. Dal 1815, con il Congresso di Vienna, fu inserito come altri comuni liguri nel Regno di Sardegna e dal 1861 divenne parte integrante del Regno d’Italia.
http://www.comunepornassio.info


Vendone è situato a mezza costa nella valle Arroscia sulle colline immerse negli olivi nell’entroterra di Alberga, riconosciuto dalla Unione Europea come sito di interesse comunitario ( S.I.C. ) perchè presenta diverse specie animali e vegetali endemiche di particolare interesse.

 

http://www.comune.vendone.sv.it

 

Val Tanaro
Alto, Caprauna, , Ormea


Alto posto nel cuore della verdissima Val Pennavaire, occupa buona parte del versante sinistro dell’omonimo rio, luogo panoramico caratterizzato da una struttura abitativa antica, di origine medievale, circondata da boschi rigogliosi alternati a distese prative. La posizione dominante del luogo fu fondamentale per la scelta da parte Marchesi di Savona di costruire fra il X e l’XI secolo una fortificazione con scopi di avvistamento anti – saraceno. La piazza centrale è dominata dall’imponente Castello dei Cepollini. A tre chilometri dal paese sorge in uno splendido scenario naturale il Santuario della Madonna del Lago nei pressi di un grazioso laghetto, dove si svolge, la prima settimana di luglio, la Processione dei Cristi, una delle tradizioni religiose più scenografiche ed antiche della zona.

http://www.comune.alto.cn.it

Caprauna

 

 

 

 

 

http://www.comune.caprauna.cn.it

 

Ormea cittadina al centro delle Alpi Liguri nell’Alta Val Tanaro, ha un curioso perimetro a forma di cuore. Nel centro storico tra belle statue e fontane in marmo nero locale, antiche case fregiate, piazze senza tempo, echi di un passato rimasto pressoché intatto, incontriamo la Chiesa Parrocchiale di San Martino, sovrastata da un campanile romanico del X° secolo, la Casa delle Meridiane, la Casa del Museo Etnografico Alta Val Tanaro, fedele ricostruzione di una abitazione dell’inizio del secolo scorso, la Casa dei Signori di Ormea, casa signorile che risale al 1300, sulla cui facciata sono inserite antiche e pregevoli formelle scolpite in pietra nera. Un ambiente naturale incontaminato circonda il paese sentieri percorribili a piedi, a cavallo o in mountainbike, palestre di arrampicata a cielo aperto, acque pulite in cui si può praticare la pesca, un vero paradiso per gli appassionati di sport e di natura. Il rapporto fra cultura e natura è ben manifestato dalla presenza di una scuola forestale, nell’edificio ottocentesco del Grand Hotel circondato da un grande parco di sequoie secolari e alberi tipici del territorio, oggi importante centro di aggiornamento ed approfondimento di tematiche forestali ed ambientali
http://www.comune.ormea.cn.it

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